Venezia (martedì, 18 marzo 2025) — I progetti per aumentare i posti letto nelle residenze universitarie italiane, finanziati dal PNRR, stanno subendo forti rallentamenti. A due anni dall’assegnazione dei fondi, molte strutture non sono ancora state realizzate e diversi cantieri restano fermi. Gli studenti, soprattutto nelle città universitarie più grandi come Milano, Roma e Bologna, continuano a lottare con il caro affitti e la mancanza di soluzioni abitative accessibili.
di Beatrice Giordo
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevedeva la creazione di circa 60.000 nuovi posti letto entro il 2026, ma le difficoltà burocratiche e il ritardo nell’assegnazione dei bandi hanno rallentato l’intero processo. A oggi, secondo le stime, solo una piccola parte delle nuove residenze ha visto effettivamente l’avvio dei lavori. Le università e le regioni lamentano una gestione poco chiara dei fondi e il rischio di non rispettare le scadenze imposte dall’Unione Europea.
Le associazioni studentesche denunciano la mancanza di interventi tempestivi e chiedono soluzioni alternative per garantire il diritto allo studio. In molte città, il costo degli affitti è aumentato fino al 30% negli ultimi anni, rendendo quasi impossibile per molti giovani trovare un alloggio dignitoso. L’assenza di residenze universitarie adeguate costringe numerosi studenti a rinunciare o a spostarsi in periferia, con notevoli disagi.
Il governo ha assicurato che i progetti verranno accelerati nei prossimi mesi per evitare la perdita dei fondi europei, ma la situazione resta incerta. Con le scadenze del PNRR che si avvicinano, il rischio è che le promesse fatte agli studenti restino disattese, mentre la crisi abitativa continua ad aggravarsi.
Last modified: Marzo 19, 2025